Calcioscommesse: contestato anche il metodo mafioso

Si arricchisce il quadro della nuova inchiesta sul calcioscommesse che ha portato agli arresti di stamane. Come si può leggere nel provvedimento di fermo, "le indagini ruotano attorno all’opera di faccendieri, di direttori sportivi infedeli alla loro funzione i quali, facendo leva sul loro ruolo all’interno delle società e sulla rete di relazioni e conoscenze che ne segue, alterano le gare di campionato procurando e promettendo denaro o altre utilità ad allenatori e calciatori militanti nelle squadre partecipanti alle competizioni perché falsino le loro prestazioni alterando i risultati delle gare". Per alcuni cittadini slavi coinvolti nell'indagine è stata formulata anche l'accusa di estorsione aggravata, sequestro di persona e minacce: costoro erano gli intermediari e i cofinanziatori delle combine.
Per la prima volta nel calcioscommesse, agli arrestati e agli indagati viene contestato il metodo mafioso. Nell'ordinanza si legge, infatti, che nelle persone coinvolte vi era "la consapevolezza della capacità di intimidazione e di assoggettamento derivante dall’appartenenza al gruppo criminale denominato cosca Iannazzo". Proprio le intercettazioni al capocosca calabrese Pietro Iannazzo hanno spiegato alcune delle logiche sottese alle combine: "Il primo gruppo criminale, si concentra sulle figure e le condotte di Mario Moxedano, Antonio Ciccarone, Iannazzo Pietro, il primo Presidente, l’altro Direttore Sportivo del Neapolis, compagine militante nel campionato Lega Nazionale Dilettanti, serie D - Girone I, il terzo personaggio di primo piano della ‘ndrangheta calabrese ed esponente di spicco della cosca Iannazzo di Lamezia Terme con interessi nel settore calcio; vale la pena evidenziare che proprio di recente la suddetta cosca è stata oggetto di attenzione giurisdizionale con emissione di ordinanza cautelare daparte del GIP di Catanzaro e che Iannazzo Pietro trovasi attualmente ristretto in carcere per il reato di cui all’art. 416 bis cp. I tre soggetti sopra indicati, valendosi della collaborazione di dirigenti sportivi, calciatori delle altre squadre partecipanti al campionato di serie D (Lega Nazionale Dilettanti), affaristi senza scrupoli, organizzano frodi sportive il cui scopo primario è quello di procurare la vittoria del campionato al Neapolis. Le frodi ordite dal gruppo investono tuttavia anche gironi diversi da quelli di appartenenza del Neapolis, mosse dal fine di effettuare scommesse sulle gare falsate così da lucrare su facili vincite ovvero cedere l’informazione alla cerchia di accoliti, tra i quali non mancano i calciatori, per consentire loro di scommettere sulle partite alterate. In tale contesto appare fondamentale la rete di informazioni che i protagonisti delle vicende delittuose scambiano tra loro. Moxedano e Ciccarone vengono così a conoscenza di altre società (ad esempio il Brindisi calcio) che perseguono il medesimo scopo di vincere il campionato, in un girone diverso dal Neapolis, ma con i medesimi mezzi e, cioè, attraverso <> di partite".
