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I'm Pinamonte, from Brentford to Lazise

Una carriera che parla da sola. Che non ha alcun bisogno di tanti commenti superflui. I primi passi nel Garda, poi le giovanili in maglia gialloblù dell’Hellas Verona, e, a 20 anni, bagagli in mano ed il volo in Inghilterra. Lì ha vestito le maglie del Bristol City, Carlisle United, Brighton & Hove Albion, Brentford e Leyton Orient. Nel 2001 il rientro in patria: prima a Castel di Sangro, poi Arezzo, Novara, Benevento, Lumezzane e Brindisi. In tutta la sua carriera nei professionisti ha messo a segno la bellezza di una settantina di reti, ed ora, per nulla stanco e sazio, ha deciso di giocare e continuare a divertirsi tra gli Amatori, più precisamente con il Lazise, squadra schiacciasassi nel campionato Top girone B nel calcio a 11 Csi Verona.

Oggi un esempio per i ragazzini, in passato il primo calciatore italiano nella storia del Brentford, ora compagno di battaglie tra i vari “campetti” della provincia. Nel suo piccolo (come lui stesso ci ha detto) si è tolto tante soddisfazioni, ha vinto campionati. Veronese doc, nato a Caprino, il 9 maggio del 1978. Signori, ecco Lorenzo Pinamonte.

Lorenzo, con molta gentilezza e simpatia ha voluto raccontarci la sua storia, in una bella intervista a 360 gradi sul suo passato, presente e futuro.

Pinamonte, torniamo un po’ indietro nel tempo. Com’è stato il salto in Inghilterra?

“All’epoca ero all’Hellas Verona, e abbiamo fatto un’amichevole con il Bristol. Mi videro giocare e mi vollero subito. All’inizio è stata veramente dura, anche perché da un giorno all’altro mi sono ritrovato a parlare una lingua diversa e a giocare un calcio per nulla uguale a quello italiano. I primi mesi sono stati davvero duri, ma poi sono cresciuto e mi sono adattato anche al loro modo di giocare”.

Cioè? Ci spieghi…

“Beh il calcio inglese è diverso dal nostro. Magari tecnicamente sono meno validi di noi ma sotto l’aspetto fisico sono nettamente più forti. E’ stata una bella esperienza, e tutto questo mi è servito poi per quando sono tornato in Italia a giocare”.

Le differenze tra il calcio inglese e quello italiano?

“E’ tutta un’altra cosa. In Inghilterra c’è una cultura diversa, è un gioco molto più maschio, e le prime donne non esistono. Guai a fare finta là da loro, altrimenti poi sei preso di mira dal pubblico. Sul piano tecnico tattico forse peccano un po’, ma sotto il piano dell’agonismo abbiamo ancora tanto da imparare”.

E per quanto riguarda gli stadi e gli impianti?

“Già allora quando giocavo io, quindici anni fa, non mancava proprio nulla. Anche nelle categoria inferiori gli stadi sono davvero eccezionali, cosa che qui non c’è. Ma gli stessi tifosi vivono il calcio in una maniera differente, lo vivono tutti i giorni molto più da vicino, e se perdi non fanno tragedie e nemmeno eccedono come succede invece qui da noi”.

Una cultura veramente e totalmente differente…

“E questo specialmente nei giovani. In Inghilterra il gioco è maschio cosa che non è qui da noi, ci mettono cattiveria ma sempre rispettando l’avversario”.

Ora invece si ritrova negli Amatori. Che effetto le ha fatto?

“Beh all’inizio ero molto titubante. Dei miei amici mi parlavano di questo campionato e piano piano mi hanno convinto a giocare. Ora tuttavia mi trovo bene, anche perché c’è un bel gruppo di amici. Siamo una bella squadra ma puntiamo a divertirci. Siamo davvero un gran bel gruppo”.

Il Lazise, tra l’altro, è una delle candidate al titolo.

“In teoria, e così dice anche la carta, si. Ma non è detto nulla. Magari nei play off non tutti saremo a disposizione, anche perché certi ragazzi saranno impegnati nel lavoro, ma abbiamo comunque tutte le qualità per far bene e vincere. E sul campo si è visto che abbiamo una bella squadra”.

Tra i vostri avversari chi secondo lei può mettervi i bastoni fra le ruote?

“Sinceramente all’inizio mi piaceva molto il Quinzano, poi con l’esonero di Bertani si sono persi per strada ed hanno avuto un bel crollo. Poi c’è il Corrubbio che non mi dispiace, ed è anche sempre ai vertici del campionato”.

Cambiamo un attimo discorso. Segue ancora il Verona?

“Assolutamente si, sono un tifoso e lo seguo sempre. Era difficile rivedere il Verona dello scorso anno ma ormai dai, scongiuri a parte, è salvo. L’anno scorso poi c’erano un certo Iturbe e Romulo, solo per citarne alcuni. E’ stato un anno così, chissà che sia di buon auspicio per l’anno prossimo. Speriamo ovviamente che Toni rimanga ancora in gialloblù altrimenti servirà un punto di riferimento là in attacco, e magari che venga rinforzata la difesa”.

Da ex professionista un messaggio per i giovani di oggi?

“Dico loro di giocare a calcio ma pensando prima di tutto a divertirsi, che mettano ancora più grinta e carattere ma sempre mantenendo un certo rispetto per l’avversario. Oggi però purtroppo i tempi sono cambiati, i ragazzini si tirano indietro e hanno altri interessi. Bisogna ripartire proprio da lì”.

Un errore che fanno le società?

“Purtroppo si, sono soprattutto le società a far passare la voglia ai ragazzi di oggi. Al giorno d’oggi le società ti tagliano fuori, non danno ai giovani il tempo di crescere e di mettersi in mostra. In altre parti del mondo invece non è così. Purtroppo qui in Italia le cose sono così”.

Lorenzo Morandini

Copertina dedicata a Lorenzo Pinamonte
Copertina dedicata a Lorenzo Pinamonte